Circa sei mesi fa pubblicavo questa vignetta, che vi ripropongo insieme alla notizia a cui si riferiva, visto che sono riuscito a recuperarla dal mio vecchio blog.

Non ci siamo fatti mancare nulla in questa notizia di cronaca: pedofilia, prostituzione a addirittura necrofilia. Se pensate che quest'ultima sia un fenomeno di nicchia (o di loculo) eccovi un grafico di Google Trends, lo strumento di Google che mette a confronto quanto si chiacchiera sul web di due parole a scelta; come vedete la differenza fra pedofilia e necrofilia non è tanta. Il grafico per l'Italia ha un divario maggiore: resta da vedere se questo indica che si parla poco di necrofilia o si parla troppo di pedofilia.

Reggio Calabria, 23 maggio 2007 - Costringevano una loro connazionale e la figlia di 15 anni a prostituirsi. Con l’accusa di sfruttamento della prostituzione la squadra mobile di Reggio Calabria ha fermato due immigrati rumeni. Si tratta di due persone di 33 e 35 anni residenti in città. I provvedimenti, eseguiti nel capoluogo dello Stretto, sono stati convalidati dal sostituto procuratore della Repubblica, Francesco Mollace. La donna rumena di 40 anni e la figlia quindicenne erano tenute in stato di schiavitù psicologica dai due loro connazionali che le avevano costrette a prostituirsi. M. A., 33 anni, senza fissa dimora e domiciliato in un albergo di Reggio Calabria, e M. S., di 35, anche lui domiciliato in albergo, sono rinchiusi nel carcere della città dello Stretto con l’accusa di aver, in concorso tra loro, indotto alla prostituzione la donna, giunta in Italia per fare la badante. Il primo dovrà inoltre rispondere di aver avviato e costretto la figlia minorenne della donna a prostituirsi e di aver cagionato alla ragazza delle lesioni personali. Quella che emerge dall’operazione della squadra mobile reggina, denominata “Diana”, non è una delle tante storie di prostituzione di straniere giunte in Italia con il sogno di un lavoro, ma evidenzia una serie di episodi di brutalità, sopraffazione e perversione. La ragazza, in particolare, più volte malmenata dallo sfruttatore - secondo quanto ha accertato la squadra mobile della questura - è stata costretta ad avere rapporti sessuali all’interno di una bara con due impresari funebri ed una serie di rapporti con uomini maturi in tre diverse casse da morto. La quindicenne, che quando ha tentato di ribellarsi è stata selvaggiamente picchiata e minacciata, è stata costretta ad incontrare clienti appartenenti agli strati sociali più disparati: medici, avvocati, commercianti, studenti, operai che pur di avere rapporti intimi con la ragazza hanno pagato fino a trecento euro. Il posto in cui madre e figlia venivano fatti prostituire si trova lungo le bretelle del torrente Calopinace. La quarantenne rumena e la minorenne, per interessamento del questore e del dirigente della squadra mobile e degli altri funzionari della questura, probabilmente riusciranno a trovare un posto di lavoro. L’attività investigativa, coordinata dal capo della mobile Salvatore Arena, è stata portata avanti dal commissario capo Franco Olivieri e dal sostituto commissario Demetrio Suraci. Il fermo dei due rumeni è stato convalidato dal sostituto procuratore della Repubblica Francesco Mollace.
(Fonte: Il Giornale di Calabria)