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domenica 6 dicembre 2009
mercoledì 18 novembre 2009
sabato 7 novembre 2009
Rassegna stampa

Condannato a due anni il padre orco
RIMINI, 06/11/2009 - E' stato condannato a due anni l'operaio riminese di 40 anni colpevole di aver abusato non una ma più volte della figlia minore, che all'epoca dei fatti aveva solo 4 anni. La bimba, che ha ora 6 anni, era riuscita a confessare tutto alla madre, che con l'uomo ha anche un'altra figlia di due anni più piccola; a metterla in allarme erano stati i genitori di lei. La donna aveva capito che la figlia raccontava di essere stata invitata dal padre a prendere in mano il pene, ad accarezzarlo e a baciarlo. La piccola si era spinta ancora di più nel dettaglio spiegando che in un’occasione si era rifiutata dicendo chiaramente al padre che quella cosa le faceva schifo. Invano, durante il processo che ne è seguito, l’uomo ha cercato di spiegare che si trattava di un equivoco. Si tratta ora di capire se la madre della bambina intenderà avviare anche le pratiche per chiedere al Tribunale dei minori di togliere a quell’uomo la patria potestà.
(Fonte: romagnanoi.it)
Violentava la nuora e la nipote di 5 anni: arrestato l'orco
ARIANO IRPINO, 05/11/2009 – Una giovane mamma di 25 anni subiva gli abusi del suocero, un contadino 65enne che viveva con lei in un casolare cadente e mal tenuto, da ben 9 anni, sin da quando era ancora minorenne. Lei aveva sempre taciuto, forse perché l’orco l’aveva sempre minacciata, ma le sue attenzioni negli ultimi tempi avevano preso di mira anche la sua figlioletta di 5 anni e nel luglio scorso ha denunciato tutto agli agenti del Commissariato di Polizia del Tricolle. Un racconto terrificante, che ha suscitato sconcerto agli stessi funzionari della Questura che a termine delle indagini hanno quindi tradotto in carcere il suocero.
(Fonte: irpinianews.it)
Abusa della figlia 12enne della convivente. In manette.
VARESE, 05/11/2009 - Sembrava una storia d’amore come tante altre fra due sudamericani, ma la realtà era ben diversa. Mesi di sofferenza, da aprile ad oggi, passati nel silenzio fino alla drammatica rivelazione avvenuta alcuni giorni fa: gli abusi sessuali confessati dalla figlia della donna, una ragazza di appena 12 anni, da parte del convivente. L'orco, un sudamericano di 40 anni, si è rifugiato da alcuni connazionali vicino a Milano, ma è stato presto catturato.
(Fonte:satelionews.it)
Finto fotografo adescava minori
ROMA, 06/11/2009 - Le aspettava all'uscita della scuola media "Parini", dove ormai era conosciuto da tutti gli studenti, e le adescava con la promessa di book fotografici gratuiti e di una facile scalata verso il mondo della moda. Il 42enne, in realtà autista di scuolabus, portava così a casa sua - senza pressioni o minacce - ragazzine tra gli 11 e i 13 anni pronte a tutto per una foto su una rivista patinata, ritraendole in gruppo o da sole, in lingerie o seminude sul letto in pose provocanti, per poi catalogarle nel suo archivio privato. In molti casi erano le stesse ragazzine a portarsi da casa i «costumi di scena». Segnalato da un 13enne forse geloso, durante un normale controllo antidroga nelle scuole del territorio, è scattata la denuncia a piede libero per pornografia minorile.
(Fonte: iltempo.it)
Ha abusato per 10 anni della figlia
CASTELNOVO MONTI, 06/11/2009 - Ha costretto la figlia di soli 11 anni a subire e compiere atti sessuali, ha legato l'altro figlio a un letto con delle catene, percuotendolo con la cinghia. Ha sottoposto la moglie a continue vessazioni e minacce di morte. Un'intera famiglia di un paese del nostro appenino ha subito in silenzio, per quasi 10 anni, le violenze di un uomo, che si faceva chiamare padre, o marito. Per una madre e i suoi due figli, che hanno vissuto nella paura, ora l'incubo è finito. I carabinieri di Castelnovo Monti hanno arrestato un operaio di 53 anni. Le accuse contro di lui pesano come macigni: violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne, maltrattamenti in famiglia, violenza privata.
CASTELNOVO MONTI, 06/11/2009 - Ha costretto la figlia di soli 11 anni a subire e compiere atti sessuali, ha legato l'altro figlio a un letto con delle catene, percuotendolo con la cinghia. Ha sottoposto la moglie a continue vessazioni e minacce di morte. Un'intera famiglia di un paese del nostro appenino ha subito in silenzio, per quasi 10 anni, le violenze di un uomo, che si faceva chiamare padre, o marito. Per una madre e i suoi due figli, che hanno vissuto nella paura, ora l'incubo è finito. I carabinieri di Castelnovo Monti hanno arrestato un operaio di 53 anni. Le accuse contro di lui pesano come macigni: violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne, maltrattamenti in famiglia, violenza privata.
(Fonte:telereggio.it)
domenica 19 aprile 2009
Video del giorno
Pubblicità che dimostra l'insopportabile trauma sofferto dai bambini vittime di abusi sessuali.
Cliente: Dunkelziffer
Agenzia: Red Rabbit
Direzione Creativa: Oliver Seltmann, Jan Fröscher
Copywriter: Joakim Reveman, Bjoern Ruehmann, Matthew Branning
Direzione Artistica: Bjoern Ruehmann, Joakim Reveman, Matthew Branning
Regia: The Vikings
Produzione: Rokkit
Produttore: Luke Jacobs
Direttore della fotografia: Sam Brown
Editor: Paul Hardcastle
Post Produzione: Absolute Post London
Etichette:
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telefono arcobaleno,
televisione,
TV,
violenza
domenica 16 novembre 2008
Donna in croce

MILANO - Un manifesto per la campagna contro la violenza sulle donne: una donna nuda nella posizione del Crocifisso, con il panno che nell'iconografia tradizionale copre l'inguine del Cristo e la scritta: "Chi paga per i peccati dell'uomo?". E in didascalia: "Solo il 4% delle donne vittime della violenza denuncia il proprio carnefice. Le altre pagano anche per lui". E' la proposta che al settore pubblicità del Comune è arrivata da Telefono Donna per la campagna in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre.
La richiesta di Telefono donna è per l'esposizione di 500 manifesti con questa immagine su altrettanti spazi di affissione pubblica del Comune. Nel manifesto la donna è distesa su un lenzuolo, due cuscini dietro le braccia aperte, le gambe con i piedi sovrapposti, il palmo delle mani parzialmente disteso, come trafitto dai chiodi, nella posizione del Crocifisso nella tradizionale iconografia cristiana.
L'assessore comunale all'Arredo urbano, Maurizio Cadeo, è contrario. E spiega: "Non so se ho gli strumenti per negare gli spazi, ma ne respingo totalmente il contenuto che offende la nostra tradizione cristiana. Pongo il problema politico e ne informerò il sindaco: chiederò a telefono Donna di ritirare il manifesto".
"Lasciamo che sia l'assessore Cadeo a decidere. E' difficile dare giudizi. I giudizi rischiano di essere personali. Non è facile". Così il sindaco, Letizia Moratti, a margine della presentazione del centro congressi più grande d'Europa a Fieramilanocity, ha risposto riguardo al manifesto di Telefono Donna contro la violenza sulle donne.
"Sono onorata di quello che ha detto il sindaco sulla vicenda del manifesto. Ha dimostrato attenzione, classe e sensibilità. Un grande plauso, non è caduta nella trappola di chi vuole lo scontro. Purtroppo altri non sono al suo livello". Così Stefania Bartoccetti, fondatrice di Telefono Donna, interviene riguardo a quanto detto oggi dal sindaco, Letizia Moratti, oggi sul manifesto con una donna nuda in croce.
"Continua a sembrarmi deplorevole - dice Bartoccetti - il comportamento dell'assessore Cadeo: sarebbe bastato che mi chiamasse per dirmi che non era d'accordo sull'immagine, non l'ha ancora fatto. E non trovo giusta l'accusa di avere usato in modo offensivo il tema religioso: se uno non avesse fede non potrebbe testimoniare ogni giorno l'impegno in favore delle vittime della violenza. Il sindaco lo ha compreso e per questo ha assunto quella posizione. La ringrazio per la sensibilità che ha dimostrato verso un'associazione di volontariato che opera da 16 anni, con 75mila casi affrontati e risolti".
"Non saremmo mai partiti con la stampa di 500 manifesti se non avessimo avuto l'autorizzazione del Comune. Il fatto è che gli uffici del settore ci hanno già autorizzato. L'assessore non mi ha detto nulla delle sue obiezioni. Ne vengo a sapere ora dalle agenzie e ne sono rimasta sorpresa. Abbiamo già ricevuto l'autorizzazione sugli spazi e sull'immagine - spiega - e ho già chiesto al Comune i tempi per fare avere i manifesti. Ne sono pronti 500 in formato 100 per 140. Sono stupita e non mi sembra che si un modo molto corretto di procedere: dare l'approvazione e poi presentare le obiezioni tramite la stampa. Se ci avessero detto che non si condividevano i manifesti, non saremmo andati avanti". La campagna, spiega Bartoccetti, è stata ideata dall'agenzia Arnord Worldwide Italy.
"Certo è un'immagine con un messaggio di forte impatto - dice Bartoccetti - ma la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne non parla di caramelle, e in una campagna non si possono solo dare dati sul numero di violenze. Il nostro compito è di dare ascolto e voce a chi si trova a vivere questa violenze, e il loro vissuto è : mi sento in croce. Il messaggio che vogliamo dare è di profonda sofferenza: per carità, non da paragonare a quella del Cristo, ma comunque di profonda sofferenza". Nessuna intenzione, precisa Bartoccetti, "di entrare in contrasto con l'amministrazione, anche se non mi aspettavo la posizione assunta oggi dopo aver concesso l'autorizzazione".
"Chiediamo il ritiro immediato di questa campagna, che persegue un fine giusto strumentalizzando il simbolo della cristianità". E' la posizione del capogruppo di An a palazzo Marino, Carlo Fidanza, riguardo al manifesto di Telefono Donna per la Giornata contro la violenza sulle donne. "Serve più rispetto per il nostro patrimonio culturale. Si parla tanto di decoro: vedere affissi per Milano manifesti così - sottolinea Fidanza - urta contro il decoro, oltre che contro il buon senso e la morale pubblica".
"Inviterei Telefono Donna a lavorare di più su iniziative concrete sul territorio e meno a scimmiottare Toscani. Quella è un'immagine di assoluto cattivo gusto". Così il capogruppo di Forza Italia in Comune, Giulio Gallera, interviene sul manifesto proposto da Telefono Donna al Comune per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. "La sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne va affrontato in modo diverso che con immagini che da una parte offendono chi ha fede religiosa e dall'altra sono di cattivo gusto. Telefono donna farebbe meglio a occuparsi di iniziative concrete sul territorio".
La richiesta di Telefono donna è per l'esposizione di 500 manifesti con questa immagine su altrettanti spazi di affissione pubblica del Comune. Nel manifesto la donna è distesa su un lenzuolo, due cuscini dietro le braccia aperte, le gambe con i piedi sovrapposti, il palmo delle mani parzialmente disteso, come trafitto dai chiodi, nella posizione del Crocifisso nella tradizionale iconografia cristiana.
L'assessore comunale all'Arredo urbano, Maurizio Cadeo, è contrario. E spiega: "Non so se ho gli strumenti per negare gli spazi, ma ne respingo totalmente il contenuto che offende la nostra tradizione cristiana. Pongo il problema politico e ne informerò il sindaco: chiederò a telefono Donna di ritirare il manifesto".
"Lasciamo che sia l'assessore Cadeo a decidere. E' difficile dare giudizi. I giudizi rischiano di essere personali. Non è facile". Così il sindaco, Letizia Moratti, a margine della presentazione del centro congressi più grande d'Europa a Fieramilanocity, ha risposto riguardo al manifesto di Telefono Donna contro la violenza sulle donne."Sono onorata di quello che ha detto il sindaco sulla vicenda del manifesto. Ha dimostrato attenzione, classe e sensibilità. Un grande plauso, non è caduta nella trappola di chi vuole lo scontro. Purtroppo altri non sono al suo livello". Così Stefania Bartoccetti, fondatrice di Telefono Donna, interviene riguardo a quanto detto oggi dal sindaco, Letizia Moratti, oggi sul manifesto con una donna nuda in croce.
"Continua a sembrarmi deplorevole - dice Bartoccetti - il comportamento dell'assessore Cadeo: sarebbe bastato che mi chiamasse per dirmi che non era d'accordo sull'immagine, non l'ha ancora fatto. E non trovo giusta l'accusa di avere usato in modo offensivo il tema religioso: se uno non avesse fede non potrebbe testimoniare ogni giorno l'impegno in favore delle vittime della violenza. Il sindaco lo ha compreso e per questo ha assunto quella posizione. La ringrazio per la sensibilità che ha dimostrato verso un'associazione di volontariato che opera da 16 anni, con 75mila casi affrontati e risolti"."Non saremmo mai partiti con la stampa di 500 manifesti se non avessimo avuto l'autorizzazione del Comune. Il fatto è che gli uffici del settore ci hanno già autorizzato. L'assessore non mi ha detto nulla delle sue obiezioni. Ne vengo a sapere ora dalle agenzie e ne sono rimasta sorpresa. Abbiamo già ricevuto l'autorizzazione sugli spazi e sull'immagine - spiega - e ho già chiesto al Comune i tempi per fare avere i manifesti. Ne sono pronti 500 in formato 100 per 140. Sono stupita e non mi sembra che si un modo molto corretto di procedere: dare l'approvazione e poi presentare le obiezioni tramite la stampa. Se ci avessero detto che non si condividevano i manifesti, non saremmo andati avanti". La campagna, spiega Bartoccetti, è stata ideata dall'agenzia Arnord Worldwide Italy.
"Certo è un'immagine con un messaggio di forte impatto - dice Bartoccetti - ma la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne non parla di caramelle, e in una campagna non si possono solo dare dati sul numero di violenze. Il nostro compito è di dare ascolto e voce a chi si trova a vivere questa violenze, e il loro vissuto è : mi sento in croce. Il messaggio che vogliamo dare è di profonda sofferenza: per carità, non da paragonare a quella del Cristo, ma comunque di profonda sofferenza". Nessuna intenzione, precisa Bartoccetti, "di entrare in contrasto con l'amministrazione, anche se non mi aspettavo la posizione assunta oggi dopo aver concesso l'autorizzazione".
"Chiediamo il ritiro immediato di questa campagna, che persegue un fine giusto strumentalizzando il simbolo della cristianità". E' la posizione del capogruppo di An a palazzo Marino, Carlo Fidanza, riguardo al manifesto di Telefono Donna per la Giornata contro la violenza sulle donne. "Serve più rispetto per il nostro patrimonio culturale. Si parla tanto di decoro: vedere affissi per Milano manifesti così - sottolinea Fidanza - urta contro il decoro, oltre che contro il buon senso e la morale pubblica".
"Inviterei Telefono Donna a lavorare di più su iniziative concrete sul territorio e meno a scimmiottare Toscani. Quella è un'immagine di assoluto cattivo gusto". Così il capogruppo di Forza Italia in Comune, Giulio Gallera, interviene sul manifesto proposto da Telefono Donna al Comune per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. "La sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne va affrontato in modo diverso che con immagini che da una parte offendono chi ha fede religiosa e dall'altra sono di cattivo gusto. Telefono donna farebbe meglio a occuparsi di iniziative concrete sul territorio".(Fonti: repubblica.it, affariitaliani.it)
mercoledì 23 luglio 2008
Colpi di testa

ROMA (21 luglio) - Tentato omicidio. E' l'accusa che il pm di Roma Francesca Passaniti ha contestato formalmente a Julien Monnet, ex tecnico informatico francese di 37 anni che sabato sera ha malmenato riducendola in fin di vita la figlia Luna durante un raptus di follia, mentre si trovavano davanti all'Altare della Patria. La contestazione, che sostituisce quella di lesioni gravissime inizialmente ipotizzate e per le quali l'uomo è stato arrestato, è contenuta nella richiesta che oggi il pm ha trasmesso al gip competente. Il giudice avrà 48 ore di tempo per fissare l'interrogatorio di convalida dell'arresto e decidere sul reato per il quale è chiesta l'emissione della misura cautelare. Intanto, Luna è in coma. Se disgraziatamente dovesse morire, Monnet risponderà di omicidio.
Agghiacciante la dinamica della vicenda: decine di passanti e turisti, tra cui una vigilessa, testimone oculare, che affollavano il piazzale davanti all'Altare della Patria, hanno assistito alla scena: l'uomo aveva la piccola Luna in braccio che piangeva, e in un attimo le ha preso la testolina facendola picchiare tre volte sul marmo del monumento. A terra, ancora questa mattina, erano visibili sul selciato bianco tracce di sangue.
Condizioni gravissime. Luna ora si trova in un letto dell'ospedale Bambino Gesù, monitorata costantemente da due medici e tre infermieri, e lotta tra la vita e la morte. L'ultimo bollettino medico parla di una situazione gravissima: la piccola ha trascorso una notte «tranquilla» ma il quadro clinico resta molto grave e le condizioni non consentono di procedere ad un nuovo intervento chirurgico. Il padre invece è in una cella del carcere romano di Regina Coeli, guardato a vista.
La mamma di Luna che, la scorsa notte, è arrivata a Roma ed è corsa al Bambino Gesù dove sua figlia è ricoverata. «La mia è una tragedia familiare ed umana», ha sussurrato alla psicologa dei carabinieri che l'assiste minuto per minuto Fabienne Verdeille, 32 anni. La donna non si dà pace: aveva parlato con sua figlia Luna, al telefono venerdì: era tranquilla e anche il marito stava bene. Nulla faceva presagire la tragedia. La mamma della bimba francese è arrivata ieri sera a Roma dalla Turchia e fino a questa mattina è rimasta accanto alla piccola. Ma la donna, impiegata dell'ufficio del personale di TF1, la principale emittente televisiva privata della Francia, ha anche chiesto informazioni sul marito col quale è in buoni rapporti. È stata lei stessa a spiegare agli investigatori che Julien Monnet ha problemi psicologici che si accentuano se non prende alcuni psicofarmaci. Forse la mancata assunzione di queste medicine potrebbe aver scatenato una follia "incontrollabile". Le dichiarazioni della donna sono considerate fondamentali dagli inquirenti per ricostruire il vissuto di Julien Monnet.
La madre a Roma. I carabinieri sono riusciti a trovare la madre in vacanza in Turchia. La donna è arrivata nella notte a Roma, accompagnata dai propri genitori, raggiungendo la bimba in ospedale. Nel tragitto dall'auto all'ospedale non ha proferito parola, ma si è stretta ai genitori. In nottata i familiari di Luna hanno lasciato l'ospedale per andare in albergo. Questa mattina, attorno alle 10,30, la madre della piccola è tornata al Bambin Gesù. Si è abbassata sui sedili posteriori dell'Alfa Romeo grigia chiara per nascondersi, fino a quando la polizia ha accompagnato fuori dal cancello dell'ospedale i giornalisti presenti. La donna è stata interrogata per circa tre ore nella stazione dei Carabinieri della compagnia San Pietro. Chinata in ginocchio sul sedile posteriore di una vettura guidata da un carabiniere la donna, vestita con una maglietta gialla, ha tentato di sottrarsi ai flash dei fotografi e alle inquadrature delle telecamere. Sul sedile posteriore era seduta un'altra donna, anch'essa con il volto appoggiato sulle gambe per non farsi riprendere.Il padre in cella guardato a vista. L'uomo intanto, sembra non rendersi ancora conto di quanto ha fatto. È in stato confusionale e dal centro clinico del carcere di Regina Coeli è stato trasferito in una cella «con sorveglianza a vista». Il timore è che possa ritornare in sè e rendersi conto di aver quasi ucciso la figlia e provocarsi atti di autolesionismo. Il timore è che Monnet, rendendosi conto di quanto successo, possa provocarsi atti di autolesionismo, o avere un'altra crisi di aggressività come quella che ha sfogato contro sua figlia. Due psichiatri hanno avuto colloqui con l'uomo che continua ad essere sedato, ma non è stata ancora ricostruita la malattia da cui è affetto, né si conosco i farmaci che prendeva per tenere sotto controllo la sua patologia. Nel suo zaino gli investigatori hanno trovato solo un medicinale, utilizzato però per varie patologie.
La coppia vive a Parigi: il papà della bimba era rimasto con la piccola nella capitale francese mentre la mamma si era presa una settimana di ferie e aveva raggiunto la sorella in Turchia. L'uomo giovedì sera, avvisando i parenti, avrebbe deciso di fare una gita con la bimba e ha preso uno zaino con pochi indumenti. La gita poi si è trasformata in un viaggio a Roma, resta da chiarire perché.
La vigilessa: ho pensato che fosse morta. «Ho appena avuto il tempo di chiedere a quell'uomo perché la bambina stesse piangendo - ha raccontato la vigilessa che ha assistito al raptus del turista - E in un attimo, con la mano destra, l'ha presa per i capelli l'ha sbattuta per tre volte sul marmo. Non riesco a cancellare l'immagine della ciocca dei capelli della piccola in una pozza di sangue. Quell'uomo quando ha visto la mia divisa, ha avuto una reazione spropositata. E poi ha fatto quel gesto. Io guardavo quella povera bambina, ho cominciato ad urlare per far accorrere le persone, ma era troppo tardi. La piccola era svenuta. Ho pensato che fosse morta».
(Fonte: il Messaggero)
domenica 2 dicembre 2007
Presi di mira

"Professore, come va mia figlia?" e mette la pistola sul tavolo
Il padre di una studentessa, dopo essere entrato in aula e una volta arrivato faccia a faccia con il professore, ha estratto una pistola dalla tasca e l'ha poggiata con nonchalance sul tavolo
Firenze, 29 novembre 2007 - La stanza è piccola. Qui il professore riceve a turno i genitori degli alunni per i colloqui sull´andamento scolastico dei figli. Tocca al babbo di una studentessa dal rendimento zoppicante. La porta si chiude dietro ai due. Inizia il faccia a faccia dagli sviluppi imprevedibili. Succede, infatti, quello che l´insegnante non si sarebbe mai immaginato. Quel signore parla e intanto sfila dalla tasca una pistola. Lo fa con nonchalance, come se, invece che un´arma, fosse un mazzo di chiavi, una penna, un pacchetto di sigarette. E intanto racconta, dice che sì, insomma, quella sua figlia non è poi così male, che la professoressa dell´anno prima l´aveva presa di mira, che lui di quella insegnante conosce l´indirizzo di casa.
Cosa abbia provato l´insegnante in quegli interminabili minuti di colloquio non è dato sapere. Fatto è che, senza troppo scomporsi, il professore è riuscito a portare a termine l´incontro, fin quando il genitore non ha deciso di rimettersi in tasca la pistola e di andarsene via.
«L´episodio non ha scosso più di tanto l´insegnante, me lo ha raccontato il mio vice con cui il professore si è confidato» giura il preside dell´istituto, una scuola media superiore nella zona delle Cure. Ma è inevitabile che quell´insolita ora di ricevimento e quell´inusuale comportamento del genitore, non potevano rimanere affare interno alla scuola.
Il fatto è stato denunciato alle forze dell´ordine. E nelle ore successive il genitore è stato perquisito presso la sua abitazione. A casa gli hanno trovato due scacciacani. Non finisce qui. L´apertura di un´inchiesta e di un procedimento penale sono atti dovuti.
Il fatto risale ad una settimana fa, martedì. Da allora e per un´altra settimana la ragazza non si è più vista a scuola, mentre si inseguivano le voci di un suo volontario trasferimento presso un altro istituto scolastico. Ieri però la studentessa è tornata regolarmente in classe. «Sebbene il professore non sia rimasto particolarmente scosso dall´episodio - insiste il preside - ha comunque ritenuto opportuno che quanto è avvenuto fosse portato a conoscenza degli investigatori. Nei prossimi giorni su questo fatto si terrà una riunione di tutti i docenti».
Firenze, 29 novembre 2007 - La stanza è piccola. Qui il professore riceve a turno i genitori degli alunni per i colloqui sull´andamento scolastico dei figli. Tocca al babbo di una studentessa dal rendimento zoppicante. La porta si chiude dietro ai due. Inizia il faccia a faccia dagli sviluppi imprevedibili. Succede, infatti, quello che l´insegnante non si sarebbe mai immaginato. Quel signore parla e intanto sfila dalla tasca una pistola. Lo fa con nonchalance, come se, invece che un´arma, fosse un mazzo di chiavi, una penna, un pacchetto di sigarette. E intanto racconta, dice che sì, insomma, quella sua figlia non è poi così male, che la professoressa dell´anno prima l´aveva presa di mira, che lui di quella insegnante conosce l´indirizzo di casa.
Cosa abbia provato l´insegnante in quegli interminabili minuti di colloquio non è dato sapere. Fatto è che, senza troppo scomporsi, il professore è riuscito a portare a termine l´incontro, fin quando il genitore non ha deciso di rimettersi in tasca la pistola e di andarsene via.
«L´episodio non ha scosso più di tanto l´insegnante, me lo ha raccontato il mio vice con cui il professore si è confidato» giura il preside dell´istituto, una scuola media superiore nella zona delle Cure. Ma è inevitabile che quell´insolita ora di ricevimento e quell´inusuale comportamento del genitore, non potevano rimanere affare interno alla scuola.
Il fatto è stato denunciato alle forze dell´ordine. E nelle ore successive il genitore è stato perquisito presso la sua abitazione. A casa gli hanno trovato due scacciacani. Non finisce qui. L´apertura di un´inchiesta e di un procedimento penale sono atti dovuti.
Il fatto risale ad una settimana fa, martedì. Da allora e per un´altra settimana la ragazza non si è più vista a scuola, mentre si inseguivano le voci di un suo volontario trasferimento presso un altro istituto scolastico. Ieri però la studentessa è tornata regolarmente in classe. «Sebbene il professore non sia rimasto particolarmente scosso dall´episodio - insiste il preside - ha comunque ritenuto opportuno che quanto è avvenuto fosse portato a conoscenza degli investigatori. Nei prossimi giorni su questo fatto si terrà una riunione di tutti i docenti».
(Fonte: repubblica.it)
giovedì 29 novembre 2007
Il vero volto di Baby Grace


Dopo un mese di indagini, ecco il vero volto di "Baby Grace", così com'era stata soprannominata la bambina il cui cadavere era stato trovato il 29 ottobre scorso su una spiaggia di Galveston, nel Texas. A sinistra, l'identikit realizzato dalla polizia nel tentativo di indentificare il cadavere.
Il suo vero nome è Riley Ann Sawyer. L’hanno picchiata con una cintura, tenuta a forza sott’acqua nella vasca da bagno, poi gettata a terra e trascinata per la stanza, la testolina bionda che sbatteva ovunque. A raccontare i particolari di una fine agghiacciante è la madre della piccola, Kimberly Dawn Trenor, che con il marito Royce Clyde Zeigler, patrigno di Riley, è accusata del delitto.
“In poco meno di vent’anni in polizia, ho visto molti casi capaci di spezzare il cuore”, ha dichiarato all’emittente televisiva Cbs lo sceriffo Ray Tuttoilmondo, “Ma penso che questo resterà nei nostri cuori per sempre”.
E probabilmente resterà a lungo anche nella mente degli americani per la crudeltà degli assassini: il corpo della bambina, ripescato nella baia di Galveston, è stato tenuto per quasi due mesi in un magazzino, si legge ancora nella dichiarazione rilasciata da Trenor alla polizia locale, prima di venire chiuso in un contenitore di plastica e gettato in mare. La causa della morte non è ancora stata determinata, ma l’autopsia ha rivelato la presenza di almeno tre fratture al cranio.
Le dichiarazioni della donna stanno cancellando gli ultimi dubbi sull’identità della bambina, anche se i risultati dell’esame del Dna non sono ancora disponibili, e chiariscono anche il ruolo del marito: per coprire la morte della piccola, Zeigler avrebbe prodotto falsi documenti, secondo cui il Department of Children’s Service dell’Ohio, stato in cui vive il padre di Riley, avrebbe portato via la bambina il 24 luglio, per sottrarla ad abusi e violenze sessuali subite in famiglia.
Ora Trenor e Ziegler, che alcuni giorni fa aveva tentato il suicidio e cercato di scagionare la moglie, sono entrambi accusati di lesioni e manomissione delle prove: oggi la prima udienza davanti al giudice.
Il suo vero nome è Riley Ann Sawyer. L’hanno picchiata con una cintura, tenuta a forza sott’acqua nella vasca da bagno, poi gettata a terra e trascinata per la stanza, la testolina bionda che sbatteva ovunque. A raccontare i particolari di una fine agghiacciante è la madre della piccola, Kimberly Dawn Trenor, che con il marito Royce Clyde Zeigler, patrigno di Riley, è accusata del delitto.
“In poco meno di vent’anni in polizia, ho visto molti casi capaci di spezzare il cuore”, ha dichiarato all’emittente televisiva Cbs lo sceriffo Ray Tuttoilmondo, “Ma penso che questo resterà nei nostri cuori per sempre”.
E probabilmente resterà a lungo anche nella mente degli americani per la crudeltà degli assassini: il corpo della bambina, ripescato nella baia di Galveston, è stato tenuto per quasi due mesi in un magazzino, si legge ancora nella dichiarazione rilasciata da Trenor alla polizia locale, prima di venire chiuso in un contenitore di plastica e gettato in mare. La causa della morte non è ancora stata determinata, ma l’autopsia ha rivelato la presenza di almeno tre fratture al cranio.
Le dichiarazioni della donna stanno cancellando gli ultimi dubbi sull’identità della bambina, anche se i risultati dell’esame del Dna non sono ancora disponibili, e chiariscono anche il ruolo del marito: per coprire la morte della piccola, Zeigler avrebbe prodotto falsi documenti, secondo cui il Department of Children’s Service dell’Ohio, stato in cui vive il padre di Riley, avrebbe portato via la bambina il 24 luglio, per sottrarla ad abusi e violenze sessuali subite in famiglia.
Ora Trenor e Ziegler, che alcuni giorni fa aveva tentato il suicidio e cercato di scagionare la moglie, sono entrambi accusati di lesioni e manomissione delle prove: oggi la prima udienza davanti al giudice.
venerdì 23 novembre 2007
Contro violenza donne
I ministri Barbara Pollastrini, Alfonso Pecoraro Scanio e Paolo Ferrero parteciperanno domani al corteo a Roma contro la violenza sulle donne. Oggi, in sala stampa, i ministri si sono presentati ai media con un fiocchetto bianco (simbolo della lotta contro la violenza sulle donne) nel bavero della giacca. Domenica 25 novembre sara' la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e l'omofobia.
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